Certo caro…
pensa che posso fare la tua infermiera… tu sei a letto, tutto nudo, coperto solo di un lenzuolino leggero leggero… sei un bel maschio, muscoloso, virile…
Io entro, vestita di bianco, con le calze autoreggenti e i tacchi… tutta stretta nella mia divisa da crocerossina… devo lavarti, e farti fare la pipì.
Entro e sei semiaddormentato… sposto il lenzuolo e ti guardo, nel sonno, nella tua virilità rilassata e sicura di sé. Comincio a passarti il petto con la spugna umida, ti alzo le braccia per lavarti le ascelle… mi ecciti da morire, vorrei succhiarti il cazzo, ma tu sei ancora molle, e forse non ti piaccio…
Mentre compio queste operazioni, ti svegli. Apri gli occhi, e mi vedi china su di te, intenta a prendermi cura del tuo corpo. Senti, dal tocco delle mie mani sulla tua pelle, che il mio interesse non è solo professionale… senti come indugio verso il tuo ventre, e giù verso i tuoi genitali… mentre ti sto spugnando le gambe, le tue cosce di toro muscoloso, mi piego e in questa operazione la gonna sale. Vedi l’elastico delle autoreggenti, e vedi la curva delle natiche, e ti accorgi che non ho mutande… e pensi che non porto le mutande perché sono una troia, e se mi capita l’occasione non voglio perdere tempo.
Questo pensiero ti eccita, e io mi accorgo che il tuo uccello sta diventando duro, proprio mentre lo sto sollevando con le mani per lavarti i coglioni… penso che forse questa erezione è una semplice reazione meccanica al mio tocco, e allora ti guardo.
I tuoi occhi sono socchiusi, e la tua espressione è eccitata… tu mi guardi, e mentre mi guardi ti sollevi sui gomiti, e mi dici: “succhiami il cazzo, lo vedo che vuoi il cazzo…”.
Io cerco di fare la sostenuta, e dirti “ma cosa dici”… tu allora ti ingrifi, e con un balzo sei in piedi, nudo, con l’uccello durissimo e completamente scappellato. Mi afferri per una spalla, mi spingi dicendo “in ginocchio, puttana succhiacazzi”, e me lo sbatti in bocca fino alla gola, facendomi fare un conato…
Mi sento subito tua, e la mia eccitazione mi trasforma subito nella troia che conosci…mi aggrappo alle tue cosce: tu completamente nudo, io strizzata nella divisa dell’ospedale, ma con il buco aperto… mi ordini di pomparti a 4 zampe: mi metto a 4 zampe, e si vede il buco del culo: lo vedi da sopra, perché mentre ti sbocchino sporgo il culo in fuori, in alto, e inarco la schiena… ti eccita, la vista del mio ano esposto ti eccita, e mi afferri la testa con rabbia per farti sbocchinare…
Poi, mentre sbavo come una cagna, ti pieghi sopra, e mi dai, a due mani, due violenti sculaccioni sul culo: con la mano destra colpisci la natica sinistra, e con la sinistra la destra: Bam. Io non me l’aspettavo, e urlo. Il mio urlo ti infoia… mi strappi la divisa, e mi prendi sotto le ascelle, e mi sbatti sul letto. In un attimo mi sei sopra: io sono in posizione ginecologica sul letto, non ho nemmeno capito cosa sta succedendo, e tu mi sei sopra. Mi allarghi le gambe, afferrandomi le caviglie, e in un secondo me lo spingi in culo fino alla radice… io grido, perché hai un cazzo enorme e mi spacchi il culo così… ti dico “per favore no così mi fai male”, ma la mia frase ti eccita ancora di più e inizi a cavalcarmi come una cavalla infoiata. Mi chiavi il culo con tutta la rabbia che hai in corpo, a ogni colpo mi dici “prendi troia”, “ti chiavo vacca”, “sei una puttana rottinculo”… E Bam, Bam, Bam, tutto il letto sobbalza… poi mi metti le mani in bocca, perché io grido come una troia scannata, e mi sussurri nell’orecchio: “godi vacca, si capisce che ti piace il cazzo, senti come sei bagnata in culo” e continui a chiavare con foria…
Quando devi sborrare, estrai il cazzo… è tutto lucido del tuo precum e dei miei liquidi anali… mi prendi per i capelli, e avvicini la mia testa al tuo membro: è turgido, pronto a sputare il suo seme… mi dici “bevila tutta”, e me lo pianti in bocca, dove erutta un litro di sperma, bollente, denso, odoroso… mi sborri in gola, mi soffochi con la tua eiaculazione, me la fai uscire anche dal naso… tossisco e inghiotto il tuo sperma, finché ti calmi… hai finito di sborrare, ma il cazzo è ancora duro…
Io ti dico: “ti amo, sei il mio padrone”, e lecco il tuo uccello per pulirlo dei residui di sborra, lo lecco con affetto, con amore, come una cagna… e di dico “sono la tua troia, puoi sodomizzarmi quando vuoi, puoi farmi male se ti eccita… basta che mi possiedi, perché non posso stare senza il tuo uccello”…
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